domenica 9 ottobre 2011

Librerie disperse





Finiti lì senza alcuna colpa, per le falle della prima linea della fanteria o magari per poco impegno loro nello sgomitare tra i fogli, oppure, per una questione stronza di poco riguardo e poco ingombro. Come quei timidi tesori che nelle foto di famiglia ne intravedi solo un braccio e il bavero di un maglione. Come quegli usignoli nascosti che cantano dentro la fratta stretta lasciando il primo piano e la claque frenetica agli aironi, rimanendo nel retropalco senza riscuotere applausi. Alcuni rimasugli, separati per una scelta momentanea che poi diviene definitiva senza motivo.
Volli render loro grazia in una domenica di ottobre, come la lode di dio dedicata agli sconfitti. Finito dietro una raccolta di prestigiosa rivista di settore, barattolo di vetro ex sottaceti, scheletro disarticolato di Triturus vulgaris. Al lato destro della scatolina di vertebre luccica ora una confezione di sigaraglia cubana che avrebbe dovuto contenere documenti ed è vuota. Alberi secolari del sapere non lasciano passare luce per un sassolino raccolto in pianure francesi, scostando quei tronchi con forza si apre quel ricordo in un prisma colorato, abitino della festa messo a fare muffa nel ripostiglio e un documento sindacale anno settantatre, provenienza operaia FIAT e ne ascolti le urla accantonate temporaneamente nel pulviscolo di (Lotta Continua). Oppure togli di netto quella schematica fila di cd musicali e dietro c’è un fritto di guide geografiche pre-fasciste e una composizione di sughero dell’orografia delle Azzorre e sopra l’unico pelouche che hai avuto nella vita, una lumachina verde con tanti auguri sotto di ignoti ragazze e ragazzi della media che ti dici “ma non vi avevo pattumato merde?” e loro si incazzano perché oltre all’oblio ne preconizzi l’omicidio dell’abbandono. Così spazzi la Cramp e appare il nido sfatto di un moscardino e l’esuvia di una biscia e un quadernino con le prime osservazioni che ti segnavi: “11 ottobre 1985 lago di Alviano tre garzette due mestoloni” e scendono le lacrime. Chissà come avranno comunicato fra loro e quanti accidenti mi avranno mandato la guida delle farfalle del parco naturale dei monti di Lessinia e il reprint della fauna invertebrata del Monte Circeo (Sabaudia, 1984), in un empireo sacro di polvere, invisibili dunque per totale responsabilità di una serie di atlanti regionali di avifaune locali. Oggi è il giorno dei looser, di chi ha mangiato solo la buccia delle patate, di chi ha vissuto il mondo per sentito dire da troppi anni e da troppi strazi stronzi. Così pregai di fronte agli acquerelli e alle matite spuntate e ai pennelletti che presi per avere un quaderno da campo da naturalista elegante, ma poi pensai che era una riuscita stupida, in considerazione del fatto che non sono in grado di dipingere un punto esclamativo e loro esclamando ora mi interrogano: perchè, perchè alle spalle dei documenti tecnici ex INFS? cosa ci entriamo noi e cosa ti abbiamo fatto feroce bestiaccia della notte? E si, provai a dire che oggi era il giorno in cui i miei inchini erano tutti per loro, ma non mi davano credito. E si, che ne hanno di misericordia, ma la mia noncuranza era stata troppa anche per dei cristi crocefissi. Poesie abbozzate sul cartone interno dei toscanelli, un fumetto del Paz e numeri arretrati di Cuore, un raccontino di Disegni e Caviglia, le magnifiche allucinazioni dell’Eternauta nel diaframma di una pianta grassa che non voleva sapere di schiattare. Una umanità dolente e mia, trattata al rango di soubrettine di seconda fila, si ribellava in sorrisi arginati e lacrime d’amore e di malessere. Una regola intrappolata nel sipario degli incontri consueti, sepolta dal troppo velluto, di ciò che abbiamo considerato più importante. Odoravo, odoravano di mosto, non sapendo quegli acini percossi se la loro fine fosse la grandezza ritrovata di un tempo nuovo o un passaggio certissimo all’inferno. Mi toccai la faccia, amai quei dorsi di polvere, come solo può amare un padre. Scintillava il sole, frastornando i pesciolini d’argento e in una vita diversa scopriremo l’altro lato di quella medaglia, quello per cui la nostra cura è stato un passo friabile sliding doors sulla carne sciupata e morsa dall’esistenza.

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