mercoledì 2 febbraio 2011

Se ti lascia che fai


Ah dimenticavo. Se ti lascia che fai? prendi un cachemire e lo lasci mangiare dai tarli. Oppure organizzi la tua vita in modo migliore e ne fai una trama di pensieri prevalenti. Alcuni di questi pensieri: persegui il bello e trovalo ovunque, ogni giorno tendi ad essere migliore di quello prima, sorridi solo a chi non ha potere, porta da mangiare ai randagi, trasgredisci sempre le regole, cura il tuo giardino con lo sguardo, sorridi ai piccoli, osserva le ali minuscole di un cardellino, ma si potrebbero aggiungerne altri. Non lo facciamo. Se ti lascia che fai? pensi che ti ha lasciato un persona pigra e indolente perchè con una sola vita a disposizione sappiamo così poco di noi stessi e figuriamoci dell’altro che il “lascista” sarà inevitabilmente portato a trascinare la sua vita nel dolore dopo dolore e poi cosa? nel dolore, abitino nuovo dopo abitino nuovo senza una fava di costrutto. E’ ovvio che stiamo parlando di una condizione ceteribus paribus e che non ti abbiano lasciato per gravi motivi stroboscopici e i primi due che mi vengono in mente sono che non ti hanno sgamato a letto con sua sorella in posizioni empiriche o che non hai saputo vivere interamente la poesia del cosmo durissimo. Ma tolti questi casi pietosi che esulano dallo scritto c’è sempre un buon motivo per andare avanti nella grazia estrema consentita dagli eventi. Ovvio ogni impresa deve avere un fine ultimo, sennò ci si girava gli alluci e in questo caso è lampante: lei deve rosicare rosicare e rosicare e farsi male nelle riflessioni curve. Deve capire tardi e mandarti i messaggini ambigui sul cellulare perchè Django chiede a Sartana e lui fa un ghigno “dio perdona, io no”. Se mai quel “lascista” implorasse di rimetterti in coppia di minestrone riscaldato e che ha sbagliato tanto tanto tanto, che fai? potresti scoppiare a ridere e sarebbe la regola ma tu sorridi dolcissimamente e dici un no svogliato, che fa più male. Sgommi le scarpe sei esule e fai il fumo. Tutto ciò potrebbe apparire a un lettore distratto a) un moto di cattiveria b) un agire infantile ma non lo è affatto. Per il caso a) direi che visto che non ci sono sanzioni penali che si sconti almeno la pena nel civile con una ammenda al buon senso e buchi di trapano nell’incoscenza e nel caso b) se fosse infantile non te ne importa un cazzo, anzi rubi le caramelle nel soggiorno, piangiucchi e te le sgranocchi al cesso dei tuoi. Se ti lascia che fai? prendi un jeans e lo metti nel pattume dei porci. Se ti resta del tempo per giustificare un fallimento giustifichi il suo. E’ anche più elegante. Fa meno male di logorarsi in ulcere regressive e introverse o di darsi da solo del pesce persico o mettere su mtv a vedere gente che si muove. Poi lei era così ordinaria nel suo mondo ordinario. Per iniziare ah dimenticavo: mandi al “lascista” un mazzo di rose con tre confezioni di tavor e due di valium col bugiardino scritto al piccì e le modalità d’uso contraffatte, le quintuplichi e lo fai apposta e puoi inserire un bigliettino con su scritto e non è vero: “sono sempre stato gay ed eri la sesta relazione in real time e la meno carina” . Lo fai perchè ti concedi una mossa da bastardo ogni tanto, fai l’arrocco di torre e ti pari il culo. Questo scritto non è mio, ma di una prozia il “lascito”.

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